Gli auguri di pasqua di p. Stefano Camerlengo

Carissimi amici, ecco gli auguri di Pasqua del generale dei missionari della Consolata: p.Stefano Camerlengo.

Anche tutti noi di casa Milaico vi auguriamo una buona settimana santa e una felice Pasqua.

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Roma, 9 Aprile 2017 Domenica della Passione del Signore

“La nostra vita vale in quanto è attiva per noi e per gli altri. Un vero missionario sa raddoppiare le forze. Il missionario deve avere un cuore grande, pieno di compassione verso i propri fratelli. Dunque, coraggio nel Signore!” (Beato Giuseppe Allamano)

Che questa Pasqua porti a ognuno la gioia di sentirsi non un sepolcro vuoto, ma un tabernacolo vivo, non un groviglio di ansie, ma un riflesso di pace, non un aborto, ma una creatura amata, benedetta da Dio! Amen

Missionari, Missionarie, Laici della Consolata, Parenti, Benefattori e Amici tutti,

con questa lettera indirizzata a tutti, vorrei augurare a tutti una Buona e Santa Pasqua di Resurrezione!

Fare Pasqua, Essere Pasqua è la luce che illumina il nostro cammino, è la capacità di avere uno sguardo nuovo, è la disponibilità verso il rinnovamento, è accogliere la vita nuovamente.

La Pasqua è prima di tutto la capacità di considerare l’intera realtà con occhi nuovi. Siamo portati a vedere le cose non già come loro sono, bensì come le abbiamo catalogate in precedenza e per sempre. Ciascuno di noi organizza rapidamente il proprio modo personale di condurre l’esistenza, e una propria gerarchia dei valori… E forse dipende precisamente da tale modo di guardare la realtà, il fatto che s’invecchia più in fretta.

Ora, il Risorto c’insegna a vedere le cose, la gente, gli avvenimenti con occhi nuovi, ossia in una maniera che fino a quel momento era assolutamente ignota. Egli ha predicato un Regno in cui i valori erano rovesciati, nel quale gli ultimi diventavano primi, la peccatrice era preferita ai farisei, e il delinquente ravveduto entrava in paradiso.

Cristo ci rivela il vero volto delle cose. Bisogna andare oltre le apparenze, le maschere e le facciate.

Occorre saper andare oltre quel limite fin dove giungono a vedere i nostri occhi umani. Le cose hanno dei valori che eccedono le loro apparenze. Sono, infatti, segni dei tempi, tappe dell’itinerario verso Dio, messaggi di Dio. Bisogna saper riconoscere la grazia di Dio operante in questo “mondo migliore” che tentiamo di costruire. Dietro qualunque realtà si trova una verità “ulteriore”, che forse ci costerà fatica scoprire, ma che sempre, in ogni caso, ci riporta a Dio.

Uno sguardo nuovo su noi stessi. Un giorno abbiamo detto “sì” al Signore quando ci chiamò al servizio della sua Parola. Cosa ne abbiamo fatto di quel “sì” lungo l’arco del tempo?

Uno sguardo nuovo sopra l’Istituto. Qual è il mio giudizio al suo riguardo?

Uno sguardo nuovo sugli altri, sul mio prossimo: tanto “prossimo” da essermi forse noioso, ingombrante, così da distruggere magari il nido che mi ero costruito; oppure tanto lontano che io non m’imbatto più in lui, neppure quando si tratta del mio vicino di tavola… Uno sguardo nuovo sul mondo...

È lo sguardo del profeta, è lo sguardo della persona pasquale che sa osservare le cose con occhi nuovi. Sono i medesimi occhi di ieri, ma che vedono più lontano.

Per sua natura, come missionari, dobbiamo sentirci a nostro agio nel grande movimento che sta interessando l’umanità, se si considera che l’Istituto stesso sia sorto in un periodo in cui la vita culturale e le strutture sociali dell’Occidente subivano profonde trasformazioni. La nostra intera storia documenta come noi siamo stati contrassegnati da quest’apertura verso tutto ciò che è nuovo, verso ogni spunto di novità. Forse che i più grandi missionari del passato non hanno dovuto affrontare situazioni che parevano senza uscita, fornendo prova di possedere proprio uno spirito creativo?

Per affrontare il futuro occorre saper riconoscere con lucidità i limiti di ciò che si compie; bisogna vivere nell’inquietudine del più e del meglio, saper prendere atto della propria insufficienza, ciò che noi facciamo, non è forse irrisorio rispetto all’immensità del nostro compito? Ed essere spronati dal senso dell’urgenza.

Non si può dire che manchi il lavoro da compiere, nella maggior parte delle nostre comunità missionarie.

L’importante è che certi interrogativi restino costantemente davanti alla nostra coscienza: non si potrebbe far meglio? Esistono bisogni più urgenti che chiedono il nostro apporto per essere avviati a soluzione? Non sarà il caso di lasciare alcune cose che facciamo ad altri che le farebbero ugualmente bene e forse meglio, per poterci dedicare a quell’altro apostolato che nessuno cura e che forse risponde meglio alla missione dell’Istituto?

Questa insoddisfazione, questa impazienza, che a volte può divenire una vera e propria angoscia, è fondamentalmente positiva e propria del tempo pasquale.

E’ la paura che in noi si assopisca lo zelo apostolico, questo senso dell’urgenza, questa percezione dell’urgenza, tutto ciò deve, in effetti, essere, in ciascuno di noi e nelle nostre comunità, come una fonte di energia sempre rinnovata.

L’inquietudine che è in noi, così come nei nostri fratelli, se la mettiamo a frutto, è una forza che alimenta l’ardore apostolico e ci aiuta a donarci più interamente.

Il posto dell’Istituto nella Chiesa è in prima linea, alle frontiere, là dove bisogna saper inventare, aprire nuovi sentieri, uscire in ricognizione, fornire prova di audacia.

Questa insoddisfazione, questa costante ricerca, questo tormento non si ritrova forse nella vita del Beato Giuseppe Allamano? E’ pure l’interrogativo dell’apostolo alla ricerca del sempre meglio, che cioè interroga Dio circa la strada migliore da prendere per annunciare la salvezza.

“E’ straordinario come le nostre idee si trasformino, quando ne facciamo una preghiera”, è stato detto. Pregare con le proprie convinzioni significa riconsiderarle alla luce di Dio, sotto il suo sguardo. Se sapremo pregare così in qualunque circostanza muterà il nostro modo di vedere la realtà, perché si arricchirà della Verità di Dio e faremo e saremo Pasqua!

Auguri di una Buona e Santa Pasqua di Resurrezione, … con qualche “sana inquietudine” nel cuore!

A tutti e a ognuno: coraggio e avanti in Domino!

P. Stefano Camerlengo


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