Tanzania: Nadia Pellizzari ritorna in Italia


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Ha prestato servizio missionario per quasi otto anni con dedizione e competenza, senza alcun tornaconto economico.

Ritornando in Italia, avverte “il privilegio” di essere una missionaria laica.

I missionari della Consolata le sono molto grati per quanto ha fatto .

E le dicono: “Nadia, torna presto con noi”.

Mi chiamo Nadia Pellizzari, nativa di Montebelluna (Treviso).

A Montebelluna ho lavorato come segretaria, igienista e assistente dentale.

Nel 2009 partii per il Tanzania come missionaria laica volontaria.

Dopo quasi otto anni di servizio, mi accingo a ritornare in Italia.

Prima di partire, padre Francesco Bernardi, direttore della rivista “Enendeni”, mi ha invitata a raccontare ai lettori del giornale la mia esperienza missionaria. Lo faccio con piacere.

La città di Montebelluna è patria di diversi missionari della Consolata

ed io, fin da bambina, ero molto attratta da loro. Quando venivano in vacanza,

non mancavo alle loro prediche in chiesa, anche se lunghe, perché raccontavano di luoghi, persone e stili di vita assolutamente differenti, dalla nostra realtà. Capivo che questi uomini erano sì sacerdoti come i nostri diocesani, ma avevano scelto in più di essere missionari,

che voleva dire lasciare la propria famiglia, anche il loro paese, per andare in altri paesi molto lontani a fare del bene in ambienti difficili, anche per tutta la loro vita.

Questi racconti mi affascinavano e non mi lasciavano indifferente. Così crebbe in me il desiderio di conoscere di persona queste realtà. Finalmente, nel 1988, ebbi la fortuna di visitare padre Aldo Pellizzari, missionario della Consolata in Tanzania. Quel viaggio lasciò il segno e, prima di ritornare a Montebelluna, dissi d’istinto a padre Aldo: “ Vorrei tornare in Tanzania a lavorare con voi missionari”.

In quegli anni “il missionario laico” era ancora una figura abbastanza “nuova”, non capita da tutti. Ecco perché padre Aldo alla mia domanda rispose: “Torna, Nadia, ma non subito. Noi missionari ‘religiosi’ non siamo ancora pronti a vivere con missionari ‘laici’. Certamente verrai in Tanzania, ma non per il momento. Intanto preparati e aspetta…”.

Ho aspettato e per parecchio tempo. Intanto ho cominciato a interrogarmi se questo mio desiderio era qualcosa voluto solo da me o se era una chiamata del Signore. Ho cominciato così a frequentare il corso di formazione missionaria per laici a casa “Milaico” (Nervesa della Battaglia, Treviso), mi sono familiarizzata con lo stile dei missionari della Consolata e ho conosciuto il carisma del loro fondatore, il Beato Giuseppe Allamano.

Mi interrogavo e pregavo: “Signore, fammi conoscere il tuo piano su di me e dammi la forza di realizzarlo”.

Nel frattempo continuavo il mio lavoro, con le varie difficoltà della vita. Purtroppo mi sono trovata ad affrontare e vivere una grande sofferenza: la scomparsa in breve tempo di entrambi i miei genitori.

Un giorno il telefono squilla, rispondo, e una voce nota che mi dice:

“Sono padre Giacomo Baccanelli, Nadia, vuoi venire in Tanzania?”.

Naturalmente risposi subito “sì”. E, riattaccato il telefono, feci salti di gioia. Finalmente era finita la lunga attesa

Nel febbraio del 2009 atterrai a Dar Es Salaam. Padre Baccanelli, in quel momento superiore dei missionari della Consolata in Tanzania, mi disse: “Benvenuta, Nadia, e buon lavoro…”.

Mi sono impegnata a compiere un “buon lavoro” nella Procura dei Missionari della Consolata a Dar Es Salaam.

La “Procura” è la casa che accoglie i missionari della Consolata di diversi paesi, in arrivo in Tanzania o in partenza. La Procura ha il compito di soddisfare tutte le esigenze dei missionari: acquisto di biglietti per le vacanze, “visto” per raggiungere altri paesi, rinnovo del passaporto, acquisto di quanto i missionari necessitano che non trovano altrove.

Infine la Procura ospita i parenti dei missionari, i loro amici e benefattori che visitano i missionari stessi per sostenerli nei loro progetti di promozione umana.

La Procura è diretta da un missionario “religioso” per “le cose esterne” e da un missionario “laico” per le “cose interne”, cioè la sottoscritta.

Il mio compito è consistito nel dirigere la Casa, nell’accogliere tutti gli ospiti, provvedere loro vitto e alloggio, organizzare i loro spostamenti, soddisfare se possibile le loro richieste: il tutto con la collaborazione del personale tanzaniano. Un compito senza tregua, notte compresa, perché gli ospiti arrivano anche di notte, mentre i cani di guardia abbaiavano alle stelle e sotto lo sguardo indifferente della luna.

Un compito di “servizio missionario”.

Ritornando a casa, che cosa metto in valigia? La stima verso i missionari per il loro donarsi agli altri. Approfitto per ringraziarli tutti: alcuni di loro mi sono stati vicini e di grande sostegno nelle difficoltà incontrate; i Superiori, che in questi anni si sono succeduti, che mi hanno sempre incoraggiata.

Ma, soprattutto, mi porto nel cuore “il privilegio” che il Signore mi ha concesso: essere una missionaria laica. Un privilegio pieno di gioia. Per esempio, la gioia unita alla speranza di aver compiuto “un buon lavoro”, come mi augurò otto anni orsono padre Baccanelli.

Mi porto nel cuore un privilegio che raccoglie pure qualche sfida, se penso a come sarà il mio domani.

Mentre sto facendo le valigie, molti mi chiedono: “Nadia, non ritorni più in Tanzania?”.

Non escludo di ritornarvi. Ora però sento il bisogno di fermarmi, di esaminarmi, di domandare: “Signore, cosa vuoi che io faccia?”.

Proprio come anni fa, quando l’amico padre Aldo mi disse: “Fermati e aspetta”.

A tutti grazie.

La mia testimonianza terminava qui. Sennonché padre Francesco mi ha un po’ provocata, dicendo: “Perché non hai accennato anche alle difficoltà dovute ai difetti dei missionari? Un difetto, almeno, dillo!”.

Difetti? Accanto a pregi abbiamo anche difetti, tutti dobbiamo ricordarcelo. Forse alcuni “missionari religiosi” pensano, perché tali, di avere la verità e la conoscenza di tutto nelle loro mani, dimenticando che a volte anche i laici, comuni mortali, hanno la loro esperienza di vita e quindi anche il loro sapere. Una piccola dose di umiltà fa bene a tutti.

Nadia Pellizzari,

missionaria laica della Consolata in Tanzania


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