Piccola storia dell'Autismo


Il disturbo noto come autismo fu identificato dallo psichiatra Leo Kanner. In un articolo del 1943 descrisse i casi di una decina di bambini che secondo lui presentavano caratteristiche comuni. Il primo di loro, Donald, sembrava per esempio completamente disinteressato al mondo e alle persone che lo circondavano: non giocava con gli altri bambini, non rispondeva al suo nome se veniva chiamato, aveva una mania per gli oggetti ruotanti e scoppiava in bizze incontrollabili se la sua routine quotidiana veniva in qualche modo alterata. Gli altri piccoli pazienti che erano giunti all'attenzione di Kanner avevano comportamenti simili.

Kanner fu il primo a parlare di una sindrome specifica, prendendo in prestito il termine “autismo” da un altro psichiatra, Eugene Bleuler, che l’aveva usato per descrivere il ripiegamento su se stessi degli adulti affetti da schizofrenia.

A più di sessant’anni da quella definizione ci sono ancora molte incertezze sulla classificazione del disturbo e soprattutto su ciò che lo provoca. Sono state fatte molte ipotesi sulle possibili cause dell'autismo. Una di queste riguarda i fattori genetici che contribuirebbero in modo significativo allo sviluppo della sindrome autistica nei bambini. Un'altra ipotesi da poco elaborata, spiega come l'esposizione eccessiva all'inquinamento possa comportare un aumento del rischio di sviluppare l'autismo.

Qualche giorno fa, il 2 aprile, si è svolta la giornata mondiale della consapevolezza dell'autismo, nella quale l'Empire State bulding, la statua del Cristo Redentore, il Palazzo Montecitorio e molti altri, per una notte si sono dipinti di blu facendosi cosi promotori della nuova campagna #sfidAutismo di sensibilizzazione e raccolta fondi con la quale la Fondazione italiana per l'Autismo chiede il sostegno da parte dei cittadini.

Per sensibilizzare questa ricerca si è messa d'impegno anche Selene Colombo, una ragazza che, anche non avendo esperienze in prima persona con realtà di questo genere, parlando con un'amica neuropsichiatra infantile e alcuni genitori con figli affetti da autismo, ha realizzato un film documentario intitolato "Otto passi avanti" che ha ricevuto numerosi riconoscimenti.

Questo è un progetto importante perché mette in luce aspetti della diagnosi precoce sottovalutati, troppo poco conosciuti, ma che invece, nella loro assoluta semplicità, possono fare la differenza.

Per concludere come dice Jean­paul Malfatti: “Sono autistico e vivo in un piccolo mondo tutto mio, un mondino fiorito e colorato la cui lingua è il linguaggio del cuore. La chiave della sua porta d'accesso è l'amore. Amami, solo così mi capirai e imparerai come farti capire da me.”

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