Sulle vie della Consolata

Risonanze dal pellegrinaggio a Torino.

Magari con il solito ritardo, ma volevo ringraziare coloro che si sono dati da fare per realizzare questa esperienza “missionaria”, in uscita ai luoghi del fondatore Allamano. Siamo partiti con delle mete ma senza rigidi protocolli. All’inizio è stato lo scoprire delle origini del fondatore, i suoi luoghi, la sua situazione familiare e sociale in cui è nata l’idea missionaria. Rimango sempre stupefatto di come “il Grande Capo” organizza e predispone uomini, situazioni e tempi per realizzare i suoi progetti. L’Allamano aveva da un lato la figura della madre, la formazione con Don Bosco, la maturazione col Cafasso ecc., dall’altra la Torino fatta di nobili e da tanti, tanti poveri. Che dire: sono passati tanti anni ma lo spirito della missione, nato in questo contesto, rimane ancor’oggi così com’era allora. Cambiano i luoghi e le modalità ma le persone e la spinta missionaria non si discostano da allora; chi è il mio prossimo? Ora come allora, vicino o lontano, rimane sempre la persona che ha bisogno dell’incontro con Dio e spesso di aiuto concreto. In questo contesto mi ha impressionato la figura del Cafasso, che accompagnava i prigionieri al patibolo! Accompagnava gli ultimi, davvero ultimi, quelli che non avevano più nulla se non il bisogno di ricevere l’ultima “carezza di Dio”. Con i luoghi dell’Allamano, abbiamo visto l’origine, ma poi abbiamo toccato anche “l’attuale” con la visita alla parrocchia di P. Godfrey. Lì ho visto una “missione autentica”, e permettetemi, come dovrebbero vivere le nostre parrocchie. Non ho visto una parrocchia intenta ad elargire una pastorale, ma una parrocchia missionaria che vive la pastorale. Oggi non basta più far scorrere la “parola di Dio” attraverso chi frequenta la Chiesa fatta di muri, ma ci viene chiesto di più. Qui ho visto l’accoglienza di migranti, sostegno concreto alle famiglie indigenti, attività ludiche, nel cortile della parrocchia per i ragazzi, ma anche asilo infantile, scuola di ballo e tante attività parrocchiali. Il tutto condito da debiti da sostenere, difficoltà di relazione con chi rifiuta l’annuncio della Chiesa, furti subiti ecc. ecc.. (penso che le realtà missionarie africane o dell’America Latina non siamo molto diverse). Giusto per dire che non sono le difficoltà a fermare il messaggio cristiano. Sosteneva l’Allamano: “Difficoltà ne ho avute molte, ma con l’aiuto della Madonna tutte sono state superate!” Poi è stato toccante incontrare i padri ospitati nella casa di riposo. Ognuno con la sua storia, ognuno col peso dell’età avanzata, ma ognuno con una carica di umanità incredibile. Persone che hanno speso una vita al servizio, che si sono fatti strumento della Parola” e che confortati da amorevole assistenza si preparano a quell’incontro che vale una vita. Dopo aver visto le radici, la missione moderna e visitato chi è nell’attesa dell’incontro con Dio, ci è stata riservata anche un po’ di storia. Non ricordo il nome del padre che ci ha accompagnato nella visita al museo della Consolata, ma non dimentico la lucidità con cui spiegava. In un’oretta abbiamo ripercorso la storia di millenni dell’umanità. La cosa che salta agli occhi è come, nel corso dell’evoluzione, con culture antiche e diverse, c’è sempre la ricerca di Dio da parte dell’uomo. Poi è stato bello vivere dentro le realtà dei nostri missionari, nella loro sede, con la semplicità della loro vita; siamo stati accolti sempre col sorriso, con calore e sana ospitalità; come ci conoscessimo tutti da sempre, come un’unica famiglia. Anche il viaggio è stata esperienza; ognuno si pone in relazione col vicino, porta quello che ha e viene accettato per quello che è. Infine, sopra tutti noi l’immagine della Consolata, che a differenza di alcune spiegazioni che ho letto a riguardo della sua immagine venerata, semplicemente porta e mostra il Cristo: la Via. Lei, nel suo ruolo di madre!

#pellegrinaggio #Consolata #Allamano

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