|
Carissimi amici di casa Milaico e dei missionari della Consolata, vi informiamo, con le parole del padre generale Stefano Camerlengo, di una situazione molto critica che si sta verificando nel nord del Kenya. Vi invitiamo anche a cliccare su www.missioniconsolataonlus.it/mco/ per informarvi meglio e per colalborare in modo concreto. Ringraziamo tutti per la collaborazione! Parrocchia di CAMP GARBA – Diocesi di Isiolo, Kenya “Il Buon Pastore dà la propria vita per le pecore … il mercenario le abbandona e fugge … “ (Gv 10,11-12) Carissimi missionari,
Dalla Costa D’avorio, dove mi trovo per la Conferenza della Delegazione e la visita alle comunità, mi sono giunte delle notizie preoccupanti sulla drammatica emergenza che si è creata attorno alla parrocchia di Camp Garba nella diocesi di Isiolo, dove lavorano i nostri missionari p. Simon Wambua e p. Pietro Tallone. Vorrei presentarvi brevemente questa situazione, in spirito di famiglia e con l’intento di invitare tutto l’Istituto a manifestare la sua vicinanza ai nostri missionari, chiamati a vivere la missione a fianco di chi soffre, perché vittime di soprusi e di razzie letali. E’ risaputo da tanti missionari come spesso le tribù di nomadi del Nord del Kenya si scontrino, a volte anche in modo violento, per il possesso del bestiame e assicurarsi il diritto al pascolo.
Ma recentemente, interessi di politici locali, hanno trasformato la convivenza tradizionale delle varie tribù, in sopraffazione e violenza, per togliere le terre ai popoli nomadi con la prospettiva di arricchirsi in accordo con potenze economiche internazionali. La commissione Giustizia e Pace della Regione Kenya, in un suo recente rapporto, ha documentato come dall’ ottobre 2011 a oggi, in tre diversi occasioni, i Borana hanno attaccato insediamenti Turkana, uccidendo 20 persone, distrutto 150 case, bruciato i raccolti e disperdendo le loro mandrie di cammelli. I sopravvissuti hanno trovato rifugio nelle scuole, nelle chiese – cappelle della missione, e in campi profughi allestiti nel territorio della parrocchia. Altri ancora sono fuggiti nei vicini centri abitati, ritenuti più sicuri. La stima approssimativa delle persone assistite nel territorio della parrocchia è di circa 3.300 persone.
La situazione nei campi profughi è drammatica, gli aiuti governativi alquanto insufficienti, tutti hanno paura a recarsi nella zona, manca quindi l’essenziale, soprattutto l’acqua, aumentando il rischio di epidemie e morte soprattutto tra i più indifesi, i bambini. A fronte di questa situazione, voglio esprimere la mia vicinanza prima di tutto ai nostri confratelli, i padri Simon e Pietro, e poi, attraverso di loro, alle migliaia di rifugiati. Lo faccio con la preghiera e, soprattutto, unendo il loro sacrificio a quello di Nostro Signore nella celebrazione Eucaristica.
Mi auguro che al più presto si possa far sedere allo stesso tavolo i capi delle parti in conflitto per raggiungere un accordo di pace, di riconciliazione e di perdono e si riprenda così al più presto la convivenza pacifica, nel pieno rispetto dei diritti di tutti.
Ritengo inoltre, sia nostro dovere, far conoscere questa situazione, attraverso i mezzi di comunicazione, e altri strumenti a nostra disposizione, con l’intento di smascherare e denunciare i sobillatori che impunemente stanno fomentando questa situazione sulle spalle dei poveri.
I mezzi di comunicazione sono inoltre uno strumento efficace per sollecitare gesti di solidarietà, e di aiuto concreto per aiutare i nostri missionari a far fronte all’emergenza nei campi profughi. p. Stefano Camerlengo padre Generale |