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  • domenica 29: convivenza gruppo laici a Onigo,a Sant'Elena alle 18.00
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KENYA: EMERGENZA PROFUGHI E SFOLLATI
Scritto da Administrator   
mercoledì 09 maggio 2012

Carissimi amici di casa Milaico e dei missionari della Consolata, vi informiamo, con le parole del padre generale Stefano Camerlengo, di una situazione molto critica che si sta verificando nel nord del Kenya. Vi invitiamo anche a cliccare su www.missioniconsolataonlus.it/mco/ per informarvi meglio e per colalborare in modo concreto.

Ringraziamo tutti per la collaborazione!

Parrocchia di CAMP GARBA – Diocesi di Isiolo, Kenya

 “Il Buon Pastore dà la propria vita per le pecore … il mercenario le abbandona e fugge … “ (Gv 10,11-12)

 Carissimi missionari,

Dalla Costa D’avorio, dove mi trovo per la Conferenza della Delegazione e la visita alle comunità, mi sono giunte delle notizie preoccupanti sulla drammatica emergenza che si è creata attorno alla parrocchia di Camp Garba nella diocesi di Isiolo, dove lavorano i nostri missionari p. Simon Wambua e p. Pietro Tallone.

 Vorrei presentarvi brevemente questa situazione, in spirito di famiglia e con l’intento di invitare tutto l’Istituto a manifestare la sua vicinanza  ai nostri missionari, chiamati a vivere la missione a fianco di chi soffre, perché vittime di soprusi e di razzie letali.

 E’ risaputo da tanti missionari come spesso le tribù di nomadi del Nord del Kenya si scontrino, a volte anche in modo violento, per il possesso del bestiame e assicurarsi il diritto al pascolo.

Ma recentemente, interessi di politici locali, hanno trasformato la convivenza tradizionale delle varie tribù, in sopraffazione e violenza, per togliere le terre ai popoli nomadi con la prospettiva di arricchirsi in accordo con potenze economiche internazionali.

 La commissione Giustizia e Pace della Regione Kenya, in un suo recente rapporto, ha documentato come dall’ ottobre 2011 a oggi, in tre diversi occasioni, i Borana hanno attaccato insediamenti Turkana, uccidendo 20 persone, distrutto 150 case, bruciato i raccolti e disperdendo le loro mandrie di cammelli.

 I sopravvissuti hanno trovato rifugio nelle scuole, nelle chiese – cappelle della missione, e in campi profughi allestiti nel territorio della parrocchia. Altri ancora sono fuggiti nei vicini centri abitati, ritenuti più sicuri. La stima approssimativa delle persone assistite nel territorio della parrocchia è di circa 3.300 persone.

La situazione nei campi profughi è drammatica, gli aiuti governativi alquanto insufficienti, tutti hanno paura a recarsi nella zona, manca quindi l’essenziale, soprattutto l’acqua, aumentando il rischio di epidemie e morte soprattutto tra i più indifesi, i bambini.

 A fronte di questa situazione, voglio esprimere la mia vicinanza prima di tutto ai nostri confratelli, i padri Simon e Pietro, e poi, attraverso di loro, alle migliaia di rifugiati. Lo faccio con la preghiera e, soprattutto, unendo il loro sacrificio a quello di Nostro Signore nella celebrazione Eucaristica.

Mi auguro che al più presto si possa far sedere allo stesso tavolo i capi delle parti in conflitto per raggiungere un accordo di pace, di riconciliazione e di perdono e si riprenda così al più presto la convivenza pacifica, nel pieno rispetto dei diritti di tutti.

Ritengo inoltre, sia nostro dovere, far conoscere questa situazione, attraverso i mezzi di comunicazione, e altri strumenti a nostra disposizione, con l’intento di smascherare e denunciare i sobillatori che impunemente stanno fomentando questa situazione sulle spalle dei poveri.

I mezzi di comunicazione sono inoltre uno strumento efficace per sollecitare gesti di solidarietà, e di aiuto concreto per aiutare i nostri missionari a far fronte all’emergenza nei campi profughi.

p. Stefano Camerlengo

padre Generale

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 09 maggio 2012 )
 
APPUNTAMENTO COL SIGNORE
Scritto da Administrator   
giovedì 03 maggio 2012
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Ultimo aggiornamento ( giovedì 03 maggio 2012 )
 
PASQUA: UN'OCCASIONE PER RIFLETTERE!
Scritto da Administrator   
martedì 03 aprile 2012
QUANDO SARÒ INNALZATO DA TERRA, ATTIRERÒ TUTTI A MEActive Image
(di don Giovanni Kirschner)
Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me. Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire (Gv 12, 32-33)

1. l'amore di Gesù
Un giorno coi bambini che si preparano alla prima comunione abbiamo rappresentato le parole di Gesù in Gv 10: “io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la vita per le pecore”.  Abbiamo travestito un bambino da lupo e gli altri da pecore. In mezzo c'erano il guardiano e il pastore. Quando il lupo ha cominciato ad avvicinarsi, tutti i bambini che facevano le pecore hanno cominciato a correre di qua e di là per la sala, facendo finta di essere spaventati. Il guardiano, come dice Gesù nel Vangelo, le ha abbandonate ed è scappato via. E' rimasto solo il pastore. Si è messo in mezzo tra il lupo e le pecore e poi ha fatto finta di morire, ucciso dal lupo. Fin qui tutto secondo copione, ma a questo punto è successa una cosa che non avevo previsto.
I bambini che facevano le pecore ormai erano sparpagliati in giro per tutta la sala. Quando però hanno visto cadere a terra il pastore, spontaneamente, senza che nessuno glielo ordinasse, sono tornati indietro e si sono raccolti attorno al loro pastore che giaceva a terra. Lo hanno toccato, lo hanno accarezzato, hanno pianto per lui. E tutto questo sotto gli occhi del lupo che ormai era stato dimenticato; del resto il lupo stesso era ammutolito, come immobilizzato davanti a quello spettacolo, dimenticandosi di dare la caccia alle pecore.
Per quanto fosse stata una finzione teatrale, per i bambini era stato spontaneo dimenticarsi ogni paura e ogni desiderio di fuga per raccogliersi attorno al loro compagno che era morto per salvarli dal lupo. Davanti a quella reazione mi è venuta in mente l'altra parola che Gesù dice davanti alla sua passione: “quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”.

E' precisamente il desiderio di Gesù, lo scopo ultimo della sua missione, quello di raccoglierci attorno a lui, di stabilire una relazione di amicizia, anzi di fraternità con ciascuno di noi. Lo dice con rammarico davanti a Gerusalemme, la città che era il cuore della religione ebraica ma che a lui sarà nemica
Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto (Lc 13,34)
Prima della venuta di Gesù, per mantenere le persone in contatto con Dio gli uomini avevano creato tutta una serie di regole, obblighi e divieti che dovevano servire a custodire e preservare questo legame con Dio. Raccogliere le persone attorno a Dio, prima di Gesù - e purtroppo anche dopo di lui – ha spesso voluto dire stabilire tutta una serie di norme che servivano a contraddistinguere il buon credente. Raccogliere le persone attorno a Dio ha significato spesso farle rientrare, anche con la forza, dentro queste regole.
Ma la via di Gesù è stata un'altra: egli si presenta senza chiedere il rispetto di tante leggi: egli inizia non chiedendo, ma donando. Dona la guarigione, la vita, il pane, dona il perdono ai peccatori che erano stati espulsi dalla comunità religiosa. Davanti a chi ha sbagliato non ricorda gli obblighi infranti ma dimostra una capacità di accoglienza e una fiducia illimitata che finisce col restituire al peccatore la speranza di potersi rifare una vita. Così fa con Zaccheo, così con l'adultera, così con Matteo e tanti altri.                                 segue su "leggi tutto"
Ultimo aggiornamento ( giovedì 26 aprile 2012 )
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